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Ghiacciaio Scerscen 1952

Da WikiUFO.

Il Caso

Ricostruzione pittorica de "La Tribuna Illustrata" 2 novembre 1952
Ricostruzione pittorica de "La Tribuna Illustrata" 2 novembre 1952
Conosciuto come "caso Monguzzi", si tratta di uno dei più famosi e classici falsi in tema di fotografie UFO e di incontri ravvicinati, sebbene buona pare della letteratura internazionale (soprattutto quella meno recente e meno seria) lo consideri ancora attendibile o comunque meritevole di qualche dubbio in favore della sua (supposta) autenticità. Secondo un giovane disegnatore di 29 anni, G.Monguzzi, il 31 luglio 1952, verso le 9 e15 del mattino si sarebbe trovato con sua moglie sul Ghiacciaio Scerscen, nel comune di Lanzada (Sondrio), in prossimità del confine svizzero. L'uomo aveva con sè una macchina fotografica Kodak "Retina I", acquistata nel gennaio precedente a Genova. Ad un certo punto si rese conto che il rumore del vento era scomparso e che sebbene sia lui che sua moglie stessero
La copertina di Epoca dell' 8 novembre 1952 con l'articolo che smascherava il falso
La copertina di Epoca dell' 8 novembre 1952 con l'articolo che smascherava il falso
camminando sul ghiaccio, nessun rumore veniva prodotto. Lui le parlò, ma non riuscì a sentirlo. Entrambi si spaventarono, ma lo diventarono ancora di più quando videro atterrare un oggetto enorme a circa 200 metri da loro, che sembrava provenire dal fondo della vicina valle, piuttosto che dall'alto. Un'altra fonte riferì che l'oggetto era già quasi atterrato quando fu visto. Il sole ed i riflessi sul ghiaccio disturbavano l'osservazione dei due testimoni, ma si rifugiarono dietro alcune rocce, tenendo gli occhi chiusi. Poco dopo l'uomo si alzò e guardò in direzione dell'oggetto, che era ancora sul ghiacico. Decise allora di avvicinarsi, strisciando sul ghiaccio per circa cinquanta metri, poi si fermò, in quanto non c'erano più rocce dietro cui nascondersi.

L'oggetto era un disco argenteo, di circa 10 metri di diametro e 3 di altezza, con un'antenna che usciva dalla parte superiore. L'uomo pensò che si trattasse di uno di "quei famosi dischi volanti" e, ricordandosi di avere con sè una macchina fotografica, scattò una foto, anche se non sentì lo scatto dell'otturatore. La macchina aveva delle lenti Schneider Xenar 1/3.5, con velocità di scatto a 1/500 sec. ed era caricata con una pellicola Ferrania 21 DIN 24 x 36 mm. Dopo alcuni secondi, una "creatura" apparve a fianco dell'oggetto: il testimone non vide come era emersa dall'oggetto. Indossava una tuta argenteo metallica, con un grosso zaino sulle spalle, dalla cui parte superiore usciva una corta antenna. Si mosse attorno al velivolo, "come se lo stesse controllando". Si fermava ogni due o tre passo. guardando sopra di esso, al bordo del disco. I suoi movimenti erano goffi, probabilmente a causa dello scafandro, che non aveva dei contorni precisi e sembrava quasi "peloso".

L'uomo si trovava in una posizione più bassa rispetto a quella del disco, così che lo osservava dal basso verso l'alto. Dopo circa 5 minuti il "pilota" scomparve dietro l'oggetto. Mentre stava scattando qualche altra foto, il teste si rese conto che l'ordigno aveva una sezione rotante grande circa un terzo dell'intero complesso. Tale sezione cominciò a ruotare lentamente, poi sempre più rapidamente. Ad un certo punto decollò, fermandosi a circa 10 metri di altezza per alcuni secondi. Poco dopo l'oggetto si alzò, "come un ascensore", mostrando la sua parte superiore, dove v'erano parecchi oblò e dove l'antenna sembrava essere stata retratta. Scattò ancora due foto, quindi l'oggetto volò via
I modellini usati per la realizzazione del falso (da "Epoca")
I modellini usati per la realizzazione del falso (da "Epoca")
silenzionsamente, sparendo dietro il monte Bernina, "a circa 200 o 300 chilometri all'ora".

Appena l'oggetto sparì alla vista la scena attorno cambiò: l'uomo chiamò la moglie, che lo sentì, mentre il rumore del vento era tornato udibile. L'intera osservazione era durata circa 5 minuti. La donna era pallida e terrorizzata. In seguito la coppia andò sul luogo dell'atterraggio, ma non trovò nessuna traccia sul ghiaccio. Il teste scattò in tutto sette fotografie, tre delle quali ritraevano anche il "pilota".


 

Il Commento

Questo caso fotografico è uno dei più classici a livello internazionale: la storia e le foto sono state pubblicate o citate in centinaia di libri ed articoli, nella maggior parte dei casi presentando entrambi come veritieri. Il tesitmone era un giornalista dilettante che contribuiva ad un settimanale locale ed al bollettino aziendale della società dove era impiegato. Uno dei suoi hobby era la creazione di modelli in legno di navi. Nutriva il desiderio di diventare giornalista: nell'agosto 1952 si propose a vari quotidiani di Milano, senza ricevere risposta. Ai primi di ottobre decise di organizzare la burla e tre giorni dopo raccontò la sua storia ad un giornalista radiofonico. Successivamente, contattò alcuni giornalisti con l'obiettivo di vendere le foto per guadagnare dei milioni. Oltre che riferire il suo preteso avvistamento, produsse anche uno schizzo dove vicino all'oggetto compariva anche il "pilota".

Il tutto venne pubblicato, con più o meno enfasi, da molti quotidiani in tutta Italia. In alcuni articoli, come quello pubblicato da "Il Giornale d'Italia" del 26 ottobre 1952, veniva già messa in dubbio l'autenticità delle foto. Il giornalista Vittorio Zucconi in suo articolo pubblicato nel 1989 su "La Gazzetta del Mezzogiorno" ricorda che una notte dell'ottobre 1952, mentre era di turno nella redazione di un quotidiano milanese, ricevette la visita di un giovanotto che volle mostrare le foto di un disco volante atterrato qualche mese prima su una montagna del nord Italia. Chiedeva di vedere pubblicate le sue foto insieme al suo nome, senza avanzare richieste in denaro. Il giorno seguente gli esperti fotografici della redazione avrebbero analizzato con una lente di ingrandimento le foto, senza trovare tracce di fotomontaggi. L'uomo e la sua storia non furono comunque creduti e la sua proposta non accettata: una settimana dopo lessero su un settimanale la sua confessione. Un episodio simile avrebbe coinvolto la redazione del settimanale "L'Europeo", che ne parlò nel suo numero del 5 novembre 1952, riferendo che le fotografie furono offerte anche a loro, ma per "un sacco di soldi".

A quanto pare vi furono trattative per la cessione dell'esclusiva delle foto (a suo di milioni di lire dell'epoca) con alcune agenzie stampa internazionali. I diritti per l'Italia furono ceduti ad un settimanale di Milano, "Epoca", il cui direttore incaricò lo stesso testimone di scrivere un articolo sulla sua fantastica esperienza. L'articolo tardava però ad essere prodotto, quindi il settimane incaricò un giornalista di affiancare l'uomo nella stesura. Mentre quest'ultimo era impegnato a raccontare per l'ennesima volta l'episodio, sua moglie ebbe paura della situazione fuori controllo che si stava creando e confessò. In seguito Monguzzi stesso confessò, spiegando il suo gesto con il desiderio di diventare giornalista. "Epoca" pubblicò la confessione nella sua edizione dell'8 novembre 1952, con tanto di ampio richiamo e foto in copertina.

Stando alla confessione, lo scherzo sarebbe stato eseguito in un campo poco distante dall'abitazione dell'uomo, il 5 ottobre 1952. Con l'aiuto di due amici scavò una buca nel terreno al fine di riuscire a fare uno scatto fotografico dal basso verso l'alto. Un altro amico, una guida alpina, lo aiuto a creare le "montagne" usando della terra modellata secondo uno schizzo da lui fornito: del gesso fu sparso sopra la terra per simulare la neve. Il "disco" fu costruito con del cartone dipinto di colore argento e tenuto insieme con del nastro adesivo, mentre il "pilota" non era nientr'altro che un piccolo pupazzo alto 5 centimetri e coperto di filo di cotone dipinto di grigio. Le fotografie del "disco" in volo erano state fatte attaccando il modello ad un albero di prugne per mezzo di un filo.

Una delle sette foto della sequenza
Una delle sette foto della sequenza
Nel febbraio del 1957 l'appassionato di ufologia Alberto Perego (incondizionatamente convinto della provenienza extraterrestre dei dischi volanti) incontrò Monguzzi, il quale gli disse che l'intera faccenda lo aveva danneggiato gravemente, tanto da essere rimasto disoccupato per oltre un anno e mezzo. Perego scrisse nel suo primo libro che, per la prima volta, "delle vere fotografie di dischi volanti erano state presentate come falsi", ribaltando totalmente la confessione dell'uomo e l'evidente fabbricazione che si poteva ricavare anche da una minimamente critica valutazione delle fotografie. Da lì si diffuse la convinzione, tra i più convinti sostenitori dell'esistenza di dischi volanti extraterrestri, che Monguzzi fosse stato costretto a ritrattare le sue dichiarazioni e, addiriturra, a mostrare dei modelli "falsi" per smentire le foto "vere". Un approccio dietrologico e fortemente cospirazionista che ha ugualmente contraddistinto molti casi o episodi controversi della storia ufologica fino ai nostri giorni: un'invenzione retorica che è servita a giustificare la palese inconsistenza, assurdità e palese mistificazione di quegli stessi casi o episodi.

Nel 2006 un amico di famiglia dell'uomo, ormai purtroppo deceduto, confermo che si era trattato di uno "scherzo innocente" che era diventato molto più grande di quanto era stato preventivato e per questa ragione l'uomo (descritto come una persona estroversa, di grande capacità e bravissimo nella costruzione di modelli navali in legno) decise di confessare.

Analizzando le foto appare evidente come si tratti di un modello ripreso a breve distanza: nella foto più conosciuta della sequenza, quella in cui il "pilota" è alla sinistra del disco, ciò è particolarmente visibile. In alcune foto la neve in primo paino e le le montagne sullo sfondo sono ugualmente sfocate, mentre il disco (il vero oggetto della ripresa) è perfettamente a fuoco. Ovviamente tale situazione non si può applicare ad un oggetto distante 200 metri. Inoltre, si riesce a vedere con facilità che le montagne ed il loro profilo sono posticce e che la "neve" è innaturale e mancante in certi punti. Le fonti disponibili non spiegano esattamente come furono scattate le fotografie. Sembra comunque che chi lo fece rimanè fermo, o quasi, spostando l'inquadratura verso destra, anche se per le ultime due foto della sequenza la posizione di scatto sembra essere piuttosto diversa.


 


Le Fonti

Le Ultime Notizie 23 ottobre 1952

Il Giornale dell'Emilia 26 ottobre 1952

L'Europeo 5 novembre 1954

Oggi 6 novembre 1952

Epoca 8 novembre1954

Settimana Incom 16 settembre 1962

AA.VV. (1974). UFO in Italia volume 1. Firenze: Corrado Tedeschi Editore

Stilo, Giuseppe (2002). Ultimatum alla Terra. 1952: i dischi volanti in Italia e nel Mondo. Torino: UPIAR

Verga, Maurizio (2007). When Saucers Came to Earth. Torino: UPIAR

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