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Rapporti d'indagine

Da WikiUFO.

Indice

Rapporti d'indagine sulle inchieste

La tipologia di rapporto d'indagine sulle inchieste ufologiche qui presentato ricalca da vicino quella suggerita dal "Manuale di metodologia d'indagine - Seconda edizione", edito nel 1993 dal Centro Italiano Studi Ufologici, opera degli ufologi Edoardo Russo e Gian Paolo Grassino.

Struttura generale

Il rapporto d'indagine costituisce un processo, almeno sul piano idealtipico, del tutto successivo alla svolgimento delle inchieste ufologiche. Compresa bene la dinamica dell’avvistamento, fattasi un’opinione su ciò che ha visto il testimone e riflettuto sulle innumerevoli sfaccettature dell’evento, occorre mettere a disposizione di altri studiosi il frutto del lavoro fatto.

Dopo il lavoro sul campo, gli altri debbono avere il diritto di sapere, di analizzare e di studiare.

E’ per questo che occorre stendere un rapporto d’indagine che sia utile e destinato allo studio da parte di terzi. Come per l’indagine, non si dovrà procedere a caso ma seguendo uno standard elaborato secondo certi criteri e che permetterà di disporre di informazioni in una certa misura omogenei.
Il rapporto d’indagine dovrà avere una struttura ben precisa. Lo si potrà dunque considerare composto da tre parti, che sono l’introduzione, il resoconto ed il commento.


Introduzione

  • L’introduzione non è un blocco unico. Tanto per cominciare sarà bene farla precedere da una “copertina”, nel senso di una pagina in cui mettere data, ora, località e comune del fatto e due o tre righe per spiegare in modo brevissimo l’episodio. E’ importante dire anche chi sono gli inquirenti che hanno svolto l’indagine, quando l’indagine si è svolta e quando il rapporto è stato redatto materialmente, perché potrebbe essere passato molto tempo fra tutte queste cose.


  • C’è poi, in una pagina successiva, il “diario dell’inchiesta”. Qui si deve spiegare nei dettagli quello che si è fatto per compiere tutti gli accertamenti sul caso a partire dal momento in cui se ne è avuta notizia (esempio: 1° luglio, vista sul quotidiano locale breve cronaca dell’avvistamento; 3 luglio, telefonato al testimone e fissato incontro; 6 luglio, nel pomeriggio, effettuata indagine sul posto e scritta lettera alla locale stazione Carabinieri, ecc.).


  • E’ assolutamente necessario che il punto successivo, quello dei “dati personali” dei testimoni e di altri eventuali individui, sia presente in una pagina apposita. Riportare tutti i dettagli anagrafici, incluse professione e titolo di studio, ma ricordare che la più scrupolosa privacy impone che i dati personali figurino soltanto in questa pagina e non in altri punti del rapporto. I rapporti d’indagine contengono infatti notizie sensibili che devono essere custoditi in modo scrupoloso e di cui è permessa la trasmissione a terze associazioni collaboranti solo con il permesso scritto dei titolari.


Resoconto

Segue la seconda parte, il resoconto.

  • La prima cosa è la parte di gran lunga più faticosa e che richiede più tempo. Si tratta della “trascrizione” parola per parola della registrazione del colloquio col testimone che si spera avrete ottenuto. Non si abbia timore di parole dialettali, sgrammaticature, contraddizioni, esitazioni, mezze frasi: riportare tutto così com’è, perché proprio quello in gran parte dei casi è il succo di ciò che possiamo sapere su quanto accaduto. Non cercare di “aggiustare” eventuali parole o frammenti di discorso incomprensibili. Lasciare dei puntini, con una precisazione del tipo “frase incomprensibile”.

In mancanza della registrazione, riportare anche stavolta così come sono gli appunti che saranno stati presi durante la conversazione.


  • Il paragrafo che viene dopo è la nostra “ricostruzione” del modo in cui sono andate le cose. E’ il “racconto dell’avvistamento”, che dovrebbe usare il più possibile termini ed espressioni testimoniali, sistemandole stavolta in modo da avere un flusso coerente ed una narrazione del succedersi degli avvenimenti.

Facciamo un esempio: “subito dopo cena, il sig. A era sceso in strada dal suo appartamento per andare a buttare la spazzatura. Siccome il cielo era del tutto sereno, subito dopo aver richiuso il cassonetto alzò lo sguardo verso le montagne e, dalla parte sinistra del suo campo visivo, ossia da sud, vide comparire un ‘bagliore quadrato’ che con una certa lentezza”… e così via.


  • Dopo ci sarà la parte degli eventuali “rilevamenti” fatti durante l’inchiesta, ossia quelli concernenti i “dati oggettivi” di cui abbiamo parlato in precedenza: misurazioni di durate fatte al cronometro, dimensioni apparenti, elevazioni angolari e vari azimut presi con la bussola, spiegando quali strumenti sono stati usati per prenderli e se sono opera dello stesso inquirente o di altri presenti.


  • Nel caso in cui siano stati prelevati campioni di terreno o altri frammenti o sia stato rilevato qualsiasi tipo di supposte tracce, dopo aver fotografato tutto con cura nello stato in cui l’avete trovato, occorrerà munirsi di un apparecchio per carotaggio o di una cazzuola, di guanti monouso per non contaminare eventuali campioni e richiudere con cura questi campioni in contenitori in plastica a chiusura ermetica o in buste in plastica del tipo per surgelati, richiudendole con cura con nastro adesivo.

Segnare con cura cosa contengono, data ed ora esatta dei prelievi, punto esatto di questi prelevamenti e tenere tutto custodito senza più riaprirlo finché non si sarà in grado di far pervenire questi campioni a laboratori di analisi professionali che associazioni come il CISU saranno in grado di indicare con tempestività.


Commento

Ora la terza ed ultima parte: il commento.


La frase-guida dell’indagine deve essere, nei limiti del possibile: separare le opinioni dai fatti. E’ per questo che solo in questa parte sarà scritto quello che voi ed altri studiosi pensano di quanto vi è stato raccontato.

  • Il primo paragrafo del commento sarà quello della “valutazione” sulla capacità dei testimoni di riferire in modo corretto ciò che vi ha narrato. Attenzione: in nessun momento questo paragrafo dovrà essere scambiato per un giudizio sulla persona. Non solo esso sarebbe eticamente inaccettabile, ma anche scientificamente discutibilissimo. Si sta solo cercando, e sia ha il diritto di esprimere la nostra opinione su un osservatore di un fenomeno insolito. E’ naturale che in questa parte le impressioni che l’inquirente si è fatto traspariranno di più. A volte esse saranno non documentabili in maniera precisa, perché saranno sorte dall’idea che ci si è fatti del teste. Saranno almeno in parte dovuti all’empatia che si è riusciti a stabilire. E’ naturale però che debbano pesare fattori concreti: se chi acconta il fatto è molto miope e quella sera, al crepuscolo e mentre era privo dei suoi occhiali ha visto una luce in cielo, è scontato che in questo paragrafo si esprimano riserve sulla vicenda.


  • Segue poi il pezzo con la valutazione sul caso vero e proprio. Si dovrà spiegare con estrema cura perché, sulla base dei dettagli emersi, la vicenda pare spiegabile in termini convenzionali. Non si dovrà omettere nessun particolare che rafforza o indebolisce un tentativo di spiegazione. Si dovranno presentare eventuali dati meteorologici o relativi alle condizioni astronomiche, a sorvoli di velivoli in zona, ecc. che potrebbero indurre a concludere che l’episodio si spiega. In caso contrario, sarà plausibile emettere un verdetto di “non identificabilità” del fenomeno descritto.


Conclusioni

Sarà sempre bene considerare mai chiusa un’indagine. Molte questioni potrebbero rimanere aperte. Si potrà concludere suggerendo ulteriori accertamenti magari da far fare ad altri studiosi, sottolineare aspetti che non si è riusciti a determinare, incoraggiare future azioni differenti da quelle svolte.


Il rapporto d’inchiesta “cristallizza” il contenuto di una testimonianza, ma non è detto che in futuro quel “cristallo” sia sottoposto a strumenti di taglio migliori dei nostri! Potrebbe rivelare sfaccettature e gettare luci che sono state ignorate.


  • Sempre più spesso il rapporto d’indagine comprende una grande varietà di allegati. Alcuni potrebbero essere considerati interni al rapporto stesso: i disegni fatti fare al teste o eseguiti dagli inquirenti, le carte geografiche e le piantine, anche quelle satellitari di vario tipo, magari contenenti proiezioni e misurazioni distanziometriche o in proiezione tridimensionale, oggi ottenibili con facilità grazie a basi dati come quelle di Google Earth. Mettere tutto in fondo al rapporto e indicare con chiarezza, con didascalie e numeri, a che cosa s'intende riferirle e che cosa spiegano dei fatti.


  • Altri allegati non fanno parte del rapporto: sono esterni ad esso. Scambi di corrispondenza tradizionale od elettronica con i testimoni o con altre fonti, articoli di giornale o di periodici relativi agli avvenimenti (sempre da datare con chiarezza e con indicazione precisa della testata da cui sono stati estratti), files su supporto digitale vanno anch’essi considerati degli allegati “esterni”.


In chiusura:

  1. separare le opinioni dai fatti;
  2. non omettere nessun dettaglio che è stato riferito;
  3. attenersi alle espressioni ed al senso di ciò che il testimone ha voluto dire;
  4. nella valutazione dell’accaduto, non nascondere a noi stessi ed agli altri nessun elemento che potrebbe andare contro l’opinione che ci si sta formando;
  5. lottare con tutte le forze per acquisire ogni elemento di giudizio che potrebbe chiarire ciò che è accaduto;
  6. rispettare sempre ed in ogni sua manifestazione il nostro interlocutore: non dimenticare che nel dedicarci il suo tempo, sta facendo allo studio serio e razionale dei fenomeni UFO il regalo migliore che gli si possa chiedere. E’ una fonte preziosa di dati, ma non una macchina fotografica da cui estrarre una diapositiva o un limone da spremere.


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