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UFO Nazisti la nascita del mito

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[[Image:Wochen-echo-21051950.jpg|thumb|right|Wochen Echo, 21 maggio 1950]]Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania in quel periodo<ref name="null">Il primo, tale Heinz-Adalbert Ahuis, scrisse il 16 luglio 1947 all'ambasciata americana in Germania. Affermava che il disco che sarebbe stato ritrovato a Roswell e di cui la stampa aveva parlato giorni prima non era un pallone. Lui stesso, fin dal 1936, aveva realizzato dei modelli di velivoli circolari e se gli fosse stato permesso di recarsi negli Stati Uniti avrebbero potuto completare i suoi studi. Una lettera simile, nello stesso periodo, fu inviata anche da un tale Dr. Traugott Kelterborn.</ref> (sembrerebbe che uno di essi&nbsp;abbia rilasciato&nbsp;delle dichiarazioni simili ad un quotidiano brasiliano verso la fine del&nbsp;1948): l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.
[[Image:Wochen-echo-21051950.jpg|thumb|right|Wochen Echo, 21 maggio 1950]]Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania in quel periodo<ref name="null">Il primo, tale Heinz-Adalbert Ahuis, scrisse il 16 luglio 1947 all'ambasciata americana in Germania. Affermava che il disco che sarebbe stato ritrovato a Roswell e di cui la stampa aveva parlato giorni prima non era un pallone. Lui stesso, fin dal 1936, aveva realizzato dei modelli di velivoli circolari e se gli fosse stato permesso di recarsi negli Stati Uniti avrebbero potuto completare i suoi studi. Una lettera simile, nello stesso periodo, fu inviata anche da un tale Dr. Traugott Kelterborn.</ref> (sembrerebbe che uno di essi&nbsp;abbia rilasciato&nbsp;delle dichiarazioni simili ad un quotidiano brasiliano verso la fine del&nbsp;1948): l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.
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La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa&nbsp;parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi. Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"<ref>Flugkreisel, irdisch. In ''Heim &amp;amp;amp;amp;amp;amp; Welt'' 2 Aprile 1950</ref>&nbsp;p<span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_99"></span><span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_139"></span>resentò ancora&nbsp;l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo. Il 13 aprile&nbsp;"Wochenend"&nbsp;uscì con un articolo&nbsp;in cui&nbsp;un tale ingegnere Carl&nbsp;Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala)&nbsp;nel&nbsp;1938&nbsp;e di averne sentito&nbsp;poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto&nbsp;simili a quelle di Belluzzo,&nbsp;sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia".&nbsp;
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La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa&nbsp;parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi. Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"<ref>Flugkreisel, irdisch. In ''Heim und Welt'' 2 aprile 1950</ref>&nbsp;p<span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_99"></span><span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_139"></span>resentò ancora&nbsp;l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo. Il 13 aprile&nbsp;"Wochenend"&nbsp;uscì con un articolo&nbsp;in cui&nbsp;un tale ingegnere Carl&nbsp;Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala)&nbsp;nel&nbsp;1938&nbsp;e di averne sentito&nbsp;poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto&nbsp;simili a quelle di Belluzzo,&nbsp;sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia".&nbsp;
Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio:&nbsp;una grande illustrazione in cui un gruppo&nbsp;di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani!&nbsp;Il&nbsp;grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo&nbsp;durante i raid alleati su&nbsp;Schweinfurt&nbsp;del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un&nbsp;quotidiano&nbsp;italiano del 1952 e poi dallo scrittore [[Vesco Renato|Renato Vesco]]. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti&nbsp; che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo).
Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio:&nbsp;una grande illustrazione in cui un gruppo&nbsp;di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani!&nbsp;Il&nbsp;grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo&nbsp;durante i raid alleati su&nbsp;Schweinfurt&nbsp;del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un&nbsp;quotidiano&nbsp;italiano del 1952 e poi dallo scrittore [[Vesco Renato|Renato Vesco]]. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti&nbsp; che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo).

Versione del 15:04, 21 set 2008


[IN FASE DI STESURA]


Indice

Cosa sono

Per "UFO nazisti" si intendono i presunti velivoli a forma discoidale che sarebbero stati progettati e/o realizzati dai tedeschi sul finire della Seconda Guerra Mondiale e, stando ad ulteriori, più recenti versioni della leggenda, sviluppati al punto da diventare vere e proprie astronavi interplanetarie ed addirittura interstellari.

Le storie si possono dividere in due filoni principali abbastanza diversi tra di loro: uno nato nel 1950, l'altro, intorno ai primi anni ottanta del secolo Ventesimo. In ogni caso non esiste alcun documentato fondamento storico, ma soltanto dichiarazioni di pretesi inventori per il primo filone e ancora più bizzarre elucubrazioni per il secondo.



Le Origini del Mito

Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale i servizi segreti alleati ricevettero una grande quantità di segnalazioni frammentarie, per lo più delle voci, relative a nuove e fantastiche armi in corso di sviluppo da parte dei tedeschi. Una parte di esse si riferiva al vero sviluppo delle V-1 e V-2 o di altri sistemi d'arma, ma molte altre parlavano di fantastici armamenti che spesso sconfinavano nell'immaginazione (missili giganteschi, bombe distruttrici di vario tipo, raggi della morte, ecc ...) e di cui non si trovò poi alcuna traccia storica nei documenti conosciuti catturati alla fine delle ostilità.

A partire dai giorni successivi all'armistizio sul fronte europeo e fin quasi alla fine degli anni '40 la stampa riportò assai spesso notizie relative alla scoperta di progetti tedeschi di nuove armi segrete, soprattutto circa missili ed aerei a reazione, di concezione avanzatissima. Furono pubblicate anche notizie, sempre presentate con una certa aura di mistero, su armi che sembravano uscire da fumetti di fantascienza: bombe congelanti, gas paralizzanti, raggi della morte, aerei in grado di volare a 10.000 miglia all'ora, enormi satelliti artificiali dotati di specchi per bruciare il nemico e così via. Tra gli altri, nel 1947 il giornalista italiano Lugi Romersa sul settimanale "Oggi" riferì di essere stato testimone dell'esperimento, condotto nell'ottobre 1944 sull'isola baltica di Ruegen, dell'esplosione di una fantomatica "bomba disgregatrice" assai simile negli effetti ad una bomba atomica[1]. Nel 1947 il divulgatore scientifico francese Albert Ducrocq pubblicò un libro dedicato all'argomento delle armi segrete tedesche[2] (in seguito usato come fonte primaria da altri autori e giornalisti, anche italiani) dove accanto ad armamenti e progetti esistenti sul serio erano presentati altri che appartenevano con ogni probabilità al regno della fantasia. Lo stesso anno un giornalista argentino pubblicò un libro[3] in cui si affermava che Hitler era scappato da Berlino e, per mezzo di un convoglio di sottomarini di ultima generazione, si era rifugiato in Patagonia o in Antartide, portando con se il meglio dei progetti più avanzati della tecnologia nazista.

Fin dall'immediato dopoguerra una serie di articoli giornalistici, di racconti[4] e di fumetti propagarono l'idea che Hitler fosse ancora vivo o che almeno i suoi scienziati fossero scappati in qualche località remota da dove stavano mettendo a punto delle armi rivoluzionarie per conquistare il mondo. Un curioso libro che toccava questo argomento fu pubblicato in Italia nel 1948. [5] La letteratura prodotta da allora sul mito della sopravvivenza di Hitler, spesso legata ad una scienza mirabolante, è stata copiosa sia da parte di gruppi neo-nazisti o a loro vicini, sia da altre fonti. [6]

Nel suo complesso l'idea espressa era forte ed affascinante: la malvagia scienza nazista aveva prodotto delle meraviglie tecnologiche quasi incredibili e forse ancora dell'altro. Ora questa tecnologia era stata catturata dagli Alleati (sopratutto dagli americani), ma anche dal nemico russo: il pericolo poteva giungere da armi segrete sovietiche sviluppate sulla base di tecnologia nazista[7]. Nel corso degli anni della guerra fredda, soprattutto sino alla fine degli anni '50, nei paesi occidentali girarono molte voci relative appunto ad improbabili quanto fantastiche armi russe, di cui poi non si rinvenne alcuna traccia[8]. L'idea del disco volante come invenzione terrestre fu anche alla base del primo film dedicato ai dischi, "The Flying Saucer", girato nel 1949 ed uscito negli Stati Uniti il 1° gennaio 1950.

Durante l'ondata americana di avvistamenti di dischi volanti del 1947 una delle prime ipotesi fu proprio quella dell'arma segreta, amica o nemica. Alcuni militari temevano che i dischi potessero essere velivoli sovietici sviluppati sulla base di progetti nazisti. Costoro facevano notare che la forma degli oggetti visti da Arnold era molto simile a quella del prototipo di caccia a reazione tedesco Horten Ho 229. Anche Fred Crisman, uno dei protagonisti del dibattuto falso di Maury Island del 1947, dichiarò di "avere letto su una rivista" che i dischi potevano derivare da una tecnologia catturata ai tedeschi. [9]  Sempre nel 1947 due sensitivi si sarebbero rivolti al responsabile di un ufficio, il quale relazionò che i due affermavano di sapere che due professori tedeschi, Maurer e Kleistow, avevano creato per conto di Hitler (che era ancora vivo) i dischi volanti che erano stati visti nelle settimane precedenti. Si trattava di armi micidiali: Europa e Stati Uniti sarebbe stati in pericolo di distruzione, se gli Americani non fossero intervenuti per tempo.

In questo modo l'apparizione di velivoli misteriosi caratterizzati da forme e da prestazioni fuori dal comune era messa in relazione con un immaginario altrettanto fuori dal comune: quello della misteriosa tecnologia nazista su cui tanto si favoleggiava. Ad essa si attribuivano possibilità prima impensabili e la paradossale fascinazione del male nazista aumentava la credenza che eventi così strani potessero essere ricondotti all'uso di tale tecnologia.

Una curiosa notizia fu pubblicata da alcuni quotidiani il 14 maggio 1949: secondo alcuni ufficiali dell'aeronautica militare americana i dischi volanti erano macchine volanti che sfruttavano il principio del giroscopio e provenivano dalla Spagna, dove si erano rifugiati degli scienziati nazisti e forse lo stesso Hitler.



Gli inventori dei dischi volanti

A partire dalla seconda metà del marzo 1950 in Italia ed in altre nazioni dei continenti europeo ed americano si verificò una grande ondata di avvistamenti UFO, la prima di tale portata a livello planetario. In questo clima di rinnovato interesse per i dischi volanti (che erano ancora in buona parte considerati come possibili armi segrete, visto che solo tra il dicembre 1949 ed il gennaio 1950 negli Stati Uniti un articolo di Donald Keyhoe sulla rivista "True" aveva popolarizzato, come credibile, la possibilità che si trattasse di veicoli spaziali extraterrestri[10]) nell'edizione del 24-25 marzo 1950 il quotidiano "Il Giornale d'Italia" pubblicò in prima pagina un articolo che probabilmente innescò la leggenda dei cosiddetti "dischi nazisti". L'ingegner Giuseppe Belluzzo (1876-1952), un esperto di fama mondiale nel settore delle turbine e detentore di numerosi brevetti nonché ex-parlamentare e ministro durante il periodo fascista, affermava che i dischi volanti erano lo sviluppo di un progetto originale italiano del 1942, successivamente passato ai tedeschi, i quali lo perfezionarono. Alla fine della guerra i progetti sarebbero stati catturati, probabilmente dai russi che avrebbero poi costruito quelli che i testimoni occasionali chiamavano "dischi volanti". L'articolo era accompagnato da un disegno tecnico e altri ne vennero pubblicati due giorni dopo su un altro quotidiano. [11] Sebbene le argomentazioni di Belluzzo sarebbero state smentite qualche giorno dopo dall'ex generale Ranza dell'aviazione italiana, l'intervista all'ingegnere fu distirbuita in Europa e negli Stati Uniti dal corrispondente romano dell'agenzia Associated Press e poi dalla INS (International News Service). In quest'ultima Belluzzo fece riferimento anche a due ingegneri tedeschi che avevano collaborato allo sviluppo del disco: Rentel (che era passato con il suo staff, nel 1945, dalla parte dei Russi ed era probabilmente responsabile dei loro "dischi") e Schnittke (che viveva nella parte occidentale della Germania).[12] Fu così che la storia dei dischi volanti come armi segrete italo-tedesche fu ripresa da molti quotidiani in diverse nazioni, Germania compresa [13]: dopotutto appariva una spiegazione accettabile, visto il contesto in cui nasceva, e sicuramente meno fantastica della possibile origine extraterrestre.

Fu proprio in Germania che il 30 marzo 1950 il popolare settimanale "Der Spiegel"[14] pubblicò un articolo che sarebbe diventato un cardine principale dell'intera leggenda. In esso si citavano le dichiarazioni di Belluzzo, ma, soprattutto, vi era intervistato Rudolf Schriever. Secondo l'uomo (presentato come un ingegnere aeronautico, ma che a quel tempo lavorava come autista per l'esercito americano), lui aveva progettato una sorta di "elicottero a reazione" di forma circolare, con vari motori a reazione collocati sotto le pale di un'enorme turbina al cui centro c'era la cabina di pilotaggio, capace di alzarsi in volo verticalmente e di prestazioni eccezionali. Il 15 aprile 1945, a Praga, il progetto era quasi pronto, ma egli dovette fuggire per l'avanzata dei russi portando con se sia una copia dei documenti sia un modello del velivolo. Il 4 agosto 1948, però, progetti e modello gli furono rubati. Schriever riteneva che i progettisti che avevano lavorato con lui avessero realizzato la sua creatura per una potenza straniera (l'Unione Sovietica), dichiarandosi in grado di poterla riprodurre e di farla volare. Per lui i "dischi volanti" erano reali e sapeva bene cosa erano.

Wochen Echo, 21 maggio 1950
Wochen Echo, 21 maggio 1950
Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania in quel periodo[13] (sembrerebbe che uno di essi abbia rilasciato delle dichiarazioni simili ad un quotidiano brasiliano verso la fine del 1948): l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.

La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi. Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"[15] presentò ancora l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo. Il 13 aprile "Wochenend" uscì con un articolo in cui un tale ingegnere Carl Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala) nel 1938 e di averne sentito poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto simili a quelle di Belluzzo, sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia". 

Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio: una grande illustrazione in cui un gruppo di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani! Il grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo durante i raid alleati su Schweinfurt del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un quotidiano italiano del 1952 e poi dallo scrittore Renato Vesco. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti  che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo).


(ZB Illustrierte tabloid con copertina. KRISTALL 1/1950. testimoni dal futuro: ricordi a posteriori di chi ha visto dischi nazi)



Note e Fonti

  1. Da allora Romersa è stato citato in numerosi libri come testimone diretto dell'esistenza di una bomba atomica tedesca. Sia quest'ultima che quella descritta dal giornalista non trovano comunque alcun fondamento storico diretto. Stranamente, negli articoli di Romersa pubblicati su "Il Corriere della Sera" tra il 1944 ed il 1945 al suo ritorno dalla Germania non c'è assolutamente traccia di tale evento.
  2. Ducrocq, Albert (1947), Les armes secrètes allemandes. Paris: Berger-Levrault
  3. Szabò, Ladislas (1947). Hitler esta vivo. Buenos Aires: Editorial El Tabano
  4. Hauser, Heinrich (1946). Agarthi. In Amazing Stories 20(3)
  5. Caasy, Darius (1948). La distruzione del mondo? Hitler prepara .... Roma: Edizioni Rores
  6. McKale, Donald (1981). Hitler: The Survival Myth. Stein and Day
  7. Durante l'ondata del 1947, in alcuni documenti dei militari americani si parla di voci secondo cui i russi avevano già allestito una flotta di bombardieri intercontinentali a reazione, basati sul progetto Ho XVIII dei fratelli Horten.
  8. E' molto probabile che una gran parte di tali voci fossero fatte circolare dai servizi di informazione dei paesi occidentali per alimentare la paura della potenza militare sovietica e quindi giustificare nuovi progetti. Per esempio, nel 1948 i servizi di informazione americani ricevettero la notizia che i russi avevano allestito una flotta di 1.800 bombardieri a reazione, basati sullo sviluppo del progetto tedesco Ho VIII.
  9. Kenn, Thomas (1999). Maury Island UFO: The Crisman Conspiracy, p. 53. Lilburn: IllumiNet Press
  10. L'idea che i dischi potessero essere astronavi, in particolare di origine marziana, era comunque già presente, seppure in modo relativamente marginale, sulla stampa americana che se ne occupò durante l'ondata del 1947.
  11. Il Mattino dell'Italia Centrale, 27 marzo 1950
  12. Volkszeitung 22 aprile 1950
  13. 13,0 13,1 Neu Presse, 27 marzo 1950; Die Strasse 9 Aprile 1950
  14. Luftfahr. Untertassen. Sie fliegen aber doch. In Der Spiegel 30 marzo 1950
  15. Flugkreisel, irdisch. In Heim und Welt 2 aprile 1950
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