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UFO Nazisti la nascita del mito

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[[Image:Wochen-echo-21051950.jpg|thumb|right|Wochen Echo, 21 maggio 1950]]Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania&nbsp;a partire dal 1947: l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.&nbsp;Una situazione piuttosto simile riguardò, fino ai primissimi anni cinquanta, anche altri settori, per esempio&nbsp;quello dell'ancora misteriosa&nbsp;energia atomica.&nbsp;Tecnici e scienziati più o meno improvvisati e di diverse nazionalità si offrirono a vari governi per disporre di armi o tecnologie atomiche attraverso vie non convenzionali. <ref>Galveston Daily News 2 aprile 1951</ref>
[[Image:Wochen-echo-21051950.jpg|thumb|right|Wochen Echo, 21 maggio 1950]]Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania&nbsp;a partire dal 1947: l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.&nbsp;Una situazione piuttosto simile riguardò, fino ai primissimi anni cinquanta, anche altri settori, per esempio&nbsp;quello dell'ancora misteriosa&nbsp;energia atomica.&nbsp;Tecnici e scienziati più o meno improvvisati e di diverse nazionalità si offrirono a vari governi per disporre di armi o tecnologie atomiche attraverso vie non convenzionali. <ref>Galveston Daily News 2 aprile 1951</ref>
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La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa&nbsp;parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi, ma anche da numerosi giornali internazionali (tra cui molti americani, con articoli in prima pagina, talvolta completi della ricostruzione grafica del velivolo). Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"<ref>Flugkreisel, irdisch. In ''Heim und Welt'' 2 aprile 1950</ref>&nbsp;p<span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_99"></span><span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_139"></span>resentò ancora&nbsp;l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo. Il 13 aprile&nbsp;"Wochenend"&nbsp;uscì con un articolo&nbsp;in cui&nbsp;un tale ingegnere Carl&nbsp;Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala)&nbsp;nel&nbsp;1938&nbsp;e di averne sentito&nbsp;poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto&nbsp;simili a quelle di Belluzzo,&nbsp;sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia".&nbsp;
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La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa&nbsp;parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi, ma anche da numerosi giornali internazionali (tra cui molti americani, con articoli in prima pagina, talvolta completi della ricostruzione grafica del velivolo). Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"<ref>Flugkreisel, irdisch. In ''Heim und Welt'' 2 aprile 1950</ref>&nbsp;p<span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_99"></span><span id="fck_dom_range_temp_1221918219015_139"></span>resentò ancora&nbsp;l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo, illustrazioni che sarebbero state riprese nel novembre 1954 dalla rivista francese "Tout Savoir". Il 13 aprile&nbsp;"Wochenend"&nbsp;uscì con un articolo&nbsp;in cui&nbsp;un tale ingegnere Carl&nbsp;Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala)&nbsp;nel&nbsp;1938&nbsp;e di averne sentito&nbsp;poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto&nbsp;simili a quelle di Belluzzo,&nbsp;sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia".&nbsp;
Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio:&nbsp;una grande illustrazione in cui un gruppo&nbsp;di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani!&nbsp;Il&nbsp;grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo&nbsp;durante i raid alleati su&nbsp;Schweinfurt&nbsp;del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un&nbsp;quotidiano&nbsp;italiano del 1952 e poi dallo scrittore [[Vesco Renato|Renato Vesco]]. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti&nbsp; che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo.
Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio:&nbsp;una grande illustrazione in cui un gruppo&nbsp;di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani!&nbsp;Il&nbsp;grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo&nbsp;durante i raid alleati su&nbsp;Schweinfurt&nbsp;del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un&nbsp;quotidiano&nbsp;italiano del 1952 e poi dallo scrittore [[Vesco Renato|Renato Vesco]]. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti&nbsp; che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo.

Versione del 06:59, 9 ott 2008


[IN FASE DI STESURA]


Indice

Cosa sono

Per "UFO nazisti" si intendono i presunti velivoli a forma discoidale che sarebbero stati progettati e/o realizzati dai tedeschi sul finire della Seconda Guerra Mondiale e, stando ad ulteriori, più recenti versioni della leggenda, sviluppati al punto da diventare vere e proprie astronavi interplanetarie ed addirittura interstellari.

Le storie si possono dividere in due filoni principali abbastanza diversi tra di loro: uno nato nel 1950, l'altro, intorno ai primi anni ottanta del secolo Ventesimo. In ogni caso non esiste alcun documentato fondamento storico, ma soltanto dichiarazioni di pretesi inventori per il primo filone e ancora più bizzarre elucubrazioni per il secondo.



Le Origini del Mito

Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale i servizi segreti alleati ricevettero una grande quantità di segnalazioni frammentarie, per lo più delle voci, relative a nuove e fantastiche armi in corso di sviluppo da parte dei tedeschi. Una parte di esse si riferiva al vero sviluppo delle V-1 e V-2 o di altri sistemi d'arma, ma molte altre parlavano di fantastici armamenti che spesso sconfinavano nell'immaginazione (missili giganteschi, bombe distruttrici di vario tipo, raggi della morte, ecc ...) e di cui non si trovò poi alcuna traccia storica nei documenti conosciuti catturati alla fine delle ostilità.

A partire dai giorni successivi all'armistizio sul fronte europeo e fin quasi alla fine degli anni '40 la stampa riportò assai spesso notizie relative alla scoperta di progetti tedeschi di nuove armi segrete, soprattutto circa missili ed aerei a reazione, di concezione avanzatissima. Furono pubblicate anche notizie, sempre presentate con una certa aura di mistero, su armi che sembravano uscire da fumetti di fantascienza: bombe congelanti, gas paralizzanti, raggi della morte, aerei in grado di volare a 10.000 miglia all'ora, enormi satelliti artificiali dotati di specchi per bruciare il nemico e così via. Tra gli altri, nel 1947 il giornalista italiano Lugi Romersa sul settimanale "Oggi" riferì di essere stato testimone dell'esperimento, condotto nell'ottobre 1944 sull'isola baltica di Ruegen, dell'esplosione di una fantomatica "bomba disgregatrice" assai simile negli effetti ad una bomba atomica[1]. Nel 1947 il divulgatore scientifico francese Albert Ducrocq pubblicò un libro dedicato all'argomento delle armi segrete tedesche[2] (in seguito usato come fonte primaria da altri autori e giornalisti, anche italiani) dove accanto ad armamenti e progetti esistenti sul serio erano presentati altri che appartenevano con ogni probabilità al regno della fantasia. Lo stesso anno un giornalista argentino pubblicò un libro[3] in cui si affermava che Hitler era scappato da Berlino e, per mezzo di un convoglio di sottomarini di ultima generazione, si era rifugiato in Patagonia o in Antartide, portando con se il meglio dei progetti più avanzati della tecnologia nazista.

Fin dall'immediato dopoguerra una serie di articoli giornalistici, di racconti[4] e di fumetti propagarono l'idea che Hitler fosse ancora vivo o che almeno i suoi scienziati fossero scappati in qualche località remota da dove stavano mettendo a punto delle armi rivoluzionarie per conquistare il mondo. Un curioso libro che toccava questo argomento fu pubblicato in Italia nel 1948. [5] La letteratura prodotta da allora sul mito della sopravvivenza di Hitler, spesso legata ad una scienza mirabolante, è stata copiosa sia da parte di gruppi neo-nazisti o a loro vicini, sia da altre fonti. [6] Già in occasione delle osservazioni di "razzi fantasma" sulla Scandinavia (e sulla stessa Italia) circolarono delle voci che vedevano in quei misteriosi ordigni dei "razzi postali" per la comunicazione tra cellule naziste. [7]

Nel suo complesso l'idea espressa era forte ed affascinante: la malvagia scienza nazista aveva prodotto delle meraviglie tecnologiche quasi incredibili e forse ancora dell'altro. Ora questa tecnologia era stata catturata dagli Alleati (sopratutto dagli americani), ma anche dal nemico russo: il pericolo poteva giungere da armi segrete sovietiche sviluppate sulla base di tecnologia nazista[8]. Nel corso degli anni della guerra fredda, soprattutto sino alla fine degli anni '50, nei paesi occidentali girarono molte voci relative appunto ad improbabili quanto fantastiche armi russe, di cui poi non si rinvenne alcuna traccia[9]. L'idea del disco volante come invenzione terrestre fu anche alla base del primo film dedicato ai dischi, "The Flying Saucer", girato nel 1949 ed uscito negli Stati Uniti il 1° gennaio 1950.

Durante l'ondata americana di avvistamenti di dischi volanti del 1947 una delle prime ipotesi fu proprio quella dell'arma segreta, amica o nemica. Alcuni militari temevano che i dischi potessero essere velivoli sovietici sviluppati sulla base di progetti nazisti. Costoro facevano notare che la forma degli oggetti visti da Arnold era molto simile a quella del prototipo di caccia a reazione tedesco Horten Ho 229. Anche Fred Crisman, uno dei protagonisti del dibattuto falso di Maury Island del 1947, dichiarò di "avere letto su una rivista" che i dischi potevano derivare da una tecnologia catturata ai tedeschi. [10] 

L'11 luglio 1947 un tale dottor T.Kelterborn (forse un dentista) scrisse al governatore americano di Francoforte una lettera in cui citava l'articolo di un quotidiano di Dortmund dedicato agli avvistamenti di dischi volanti negli Stati Uniti. Si presentava come l'inventore dei dischi: nel 1944 avrebbe mandato la richiesta di brevetto all'apposito ufficio di Berlino, senza pero' ricevere alcuna risposta. La sua invenzione era probabilmente caduta nelle mani dei Russi, che stavano facendo volare i dischi nei cieli americani. Ovviamente si metteva a disposizione delle autorità americane per rivelare i dettagli della sua invenzione.

Un altro cittadino tedesco, Hans-Adalbert Ahuis, residente a Asnabruck, scrisse una lettera all'ambasciata USA in Germania il 16 Luglio. Si riferiva agli avvistamenti di dischi volanti in America, citando in particolare il ritrovamento di Roswell, ritenendoli seri e non frutto di visioni, e definendosi un esperto. L'uomo affermava di avere sviluppato, nel 1936, un modello di "disco volante". Le sue prestazioni sarebbero state eccellenti e si offriva di proseguire la ricerca e lo sviluppo di questo aereo circolare in un qualche luogo degli Stati Uniti.

Sempre nel 1947, il 5 agosto, un tale Guido Bernhardy di Francoforte scrisse una bizzarra lettera al generale americano Clay per rivelargli il "segreto dei dischi volanti". L'uomo affermava che durante la guerra aveva lavorato in una fabbrica sotterranea tedesca dove venivano sviluppati progetti avanzati di aerei a reazione e di avere saputo che un tale professor Maurer era coinvolto in alcuni progetti atomici destinati ad aumentare la gittata di missili. Inoltre due sensitivi si sarebbero rivolti a lui da poco, affermando di sapere che due professori tedeschi, il già citato Maurer e Kleistow, avevano creato per conto di Hitler (che era ancora vivo, essendo scappato a bordo di un sottomarino appositamente costruito dalla marina tedesca) i dischi volanti che erano stati visti nelle settimane precedenti. Si trattava di armi micidiali: Europa e Stati Uniti sarebbero stati in pericolo di distruzione, se gli Americani non fossero intervenuti per tempo. Tali dischi avevano una dimensione di 7,50 x 3,45 metri, volavano a "1.900 Km" (la stessa velocità riportata da alcuni quotidiani in relazione ai dischi visti in America) ed avevano un'autonomia "da 50 a 60.000 chilometri". I dischi non sarebbero più apparsi fino al 27 agosto, data in cui ci sarebbero stati avvistamenti sul Texas e sul Kansas. Il 24 settembre di quello stesso anno si sarebbe dovuto tenere, alla presenza dello stesso Hitler, il test di lancio sottomarino di quelli che venivano indicati come "proiettili-disco". [11] Sembra che l'uomo fu interrogato dagli stessi militari americani, che lo definirono come "sincero".

Il Denver Post del 9 novembre 1947 pubblicava un articolo in cui si affermava che tre scienziati tedeschi avevano sviluppato in Spagna, sotto la protezione del generalissimo Franco, un "razzo elettromagnetico" che sarebbe stato responsabile degli avvistamenti di dischi volanti sopra il Nord America, nonchè di uno o due incidenti aerei.

Una curiosa notizia fu pubblicata da alcuni quotidiani il 14 maggio 1949: secondo alcuni ufficiali dell'aeronautica militare americana i dischi volanti erano macchine volanti che sfruttavano il principio del giroscopio e provenivano dalla Spagna, dove si erano rifugiati degli scienziati nazisti e forse lo stesso Hitler.

In questo modo l'apparizione di velivoli misteriosi caratterizzati da forme e da prestazioni fuori dal comune veniva subito messa in relazione con un immaginario altrettanto fuori dal comune: quello della misteriosa tecnologia nazista su cui tanto si favoleggiava. Ad essa si attribuivano possibilità prima impensabili e la paradossale fascinazione del male nazista aumentava la credenza che eventi così strani potessero essere ricondotti all'uso di tale tecnologia.




1950: arrivano gli inventori dei dischi volanti

A partire dalla metà del marzo 1950 in Italia ed in altre nazioni dei continenti europeo ed americano si verificò una grande ondata di avvistamenti UFO, la prima di tale portata a livello planetario. In questo clima di rinnovato interesse per i dischi volanti (che erano ancora in buona parte considerati come possibili armi segrete, visto che solo tra il dicembre 1949 ed il gennaio 1950 negli Stati Uniti un articolo di Donald Keyhoe sulla rivista "True" aveva popolarizzato, come credibile, la possibilità che si trattasse di veicoli spaziali extraterrestri[12]) nacquero altre storie di inventori ed invenzioni tedesche per i dischi volanti.

Parecchi quotidiani americani tra il 10 ed il 12 marzo 1950 (per esempio "The Post Register" e "Oakland Tribune" del 10 marzo) riportarono che il principe Otto d'Asburgo aveva affermato, in una conferenza tenuta a Salem il giorno 9, che i dischi volanti erano dei velivoli russi in missione di rilevamento geografico. Secondo le sue affermazioni. alla fine della guerra i Russi avrebbero acquisito dai Tedeschi nove diverse armi della serie "V", due delle quali erano state poi completamente sviluppate. Una di esse, grazie all'aiuto di scienziati tedesche, avrebbe poi dato origine ai dischi volanti osservati sopra gli Stati Uniti.

In Brasile, il quotidiano "Folha da Manhã" del 16 marzo pubblicò le dichiarazioni del tedesco Niels Cristiansen (una ex-spia nazista, il cui vero nome era Starzicny: vedasi il capitolo successivo), rilasciate in precedenza ad un quotdiano serale: i dischi volanti erano reali e lui, un ingegnere meccanico che si era formato all'università di Breslau con all'attivo un centinaio di brevetti di invenzioni, aveva partecipato allo sviluppo di uno di quei velivoli quando si trovava a Stettino. Sembrerebbe che tali dichiarazioni (che furono poi riprese nuovamente nel 1952) emersero per la prima volta nel 1948, quando il 5 novembre di quell'anno un altro quotidiano brasiliano "Diario do Tarde" ne parlò in un suo articolo. 

Nell'edizione del 24-25 marzo 1950 il quotidiano "Il Giornale d'Italia" pubblicò in prima pagina un articolo che probabilmente innescò la leggenda dei cosiddetti "dischi nazisti". In realtà la notizia fu pubblicata lo stesso giorno su numerosi quotidiani americani, proseguendo poi nei giorni 25 e 26, anche con articoli in prima pagina, grazie ai dispacci diffusi dalle agenzie Associated Press e INS (International News Service). L'ingegner Giuseppe Belluzzo (1876-1952), un esperto di fama mondiale nel settore delle turbine e detentore di numerosi brevetti nonché ex-parlamentare e ministro durante il periodo fascista, affermava che i dischi volanti erano lo sviluppo di un progetto originale italiano del 1942, successivamente passato ai tedeschi, i quali lo perfezionarono. Alla fine della guerra i progetti sarebbero stati catturati, probabilmente dai russi che avrebbero poi costruito quelli che i testimoni occasionali chiamavano "dischi volanti". L'articolo era accompagnato da un disegno tecnico e altri ne vennero pubblicati due giorni dopo su un altro quotidiano [13], mentre la notizia venne ripresa da numerosi giornali italiani[14] e, in seguito, anche su una rivista di divulgazione scientifica. [15] Le argomentazioni di Belluzzo sarebbero state smentite qualche giorno dopo dall'ex generale Ranza dell'aviazione italiana. Negli articoli successivi al primo Belluzzo fece riferimento anche a due ingegneri tedeschi che avevano collaborato allo sviluppo del disco: Rentel (che era passato con il suo staff, nel 1945, dalla parte dei Russi ed era probabilmente responsabile dei loro "dischi") e Schnittke (che viveva nella parte occidentale della Germania).[16] Fu così che la storia dei dischi volanti come armi segrete italo-tedesche fu ripresa da molti quotidiani in diverse nazioni, Germania compresa [17]: dopotutto appariva una spiegazione accettabile, visto il contesto in cui nasceva, e sicuramente meno fantastica della possibile origine extraterrestre.

Fu proprio in Germania che il 30 marzo 1950 il popolare settimanale "Der Spiegel"[18] pubblicò un articolo che sarebbe diventato un cardine principale dell'intera leggenda. In esso si citavano le dichiarazioni di Belluzzo, ma, soprattutto, vi era intervistato Rudolf Schriever. Secondo l'uomo (presentato come un ingegnere aeronautico, ma che a quel tempo lavorava come autista per l'esercito americano), lui aveva progettato una sorta di "elicottero a reazione" di forma circolare, con vari motori a reazione collocati sotto le pale di un'enorme turbina al cui centro c'era la cabina di pilotaggio, capace di alzarsi in volo verticalmente e di prestazioni eccezionali. Il 15 aprile 1945, a Praga, il progetto era quasi pronto, ma egli dovette fuggire per l'avanzata dei russi portando con se sia una copia dei documenti sia un modello del velivolo. Il 4 agosto 1948, però, progetti e modello gli furono rubati. Schriever riteneva che i progettisti che avevano lavorato con lui avessero realizzato la sua creatura per una potenza straniera (l'Unione Sovietica), dichiarandosi in grado di poterla riprodurre e di farla volare. Per lui i "dischi volanti" erano reali e sapeva bene cosa erano.

Wochen Echo, 21 maggio 1950
Wochen Echo, 21 maggio 1950
Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania a partire dal 1947: l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile. Una situazione piuttosto simile riguardò, fino ai primissimi anni cinquanta, anche altri settori, per esempio quello dell'ancora misteriosa energia atomica. Tecnici e scienziati più o meno improvvisati e di diverse nazionalità si offrirono a vari governi per disporre di armi o tecnologie atomiche attraverso vie non convenzionali. [19]

La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa parecchie volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi, ma anche da numerosi giornali internazionali (tra cui molti americani, con articoli in prima pagina, talvolta completi della ricostruzione grafica del velivolo). Il 2 aprile il settimanale "Heim und Welt"[20] presentò ancora l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra ed in volo, illustrazioni che sarebbero state riprese nel novembre 1954 dalla rivista francese "Tout Savoir". Il 13 aprile "Wochenend" uscì con un articolo in cui un tale ingegnere Carl Wagner riferiva in una lettera di avere visto i progetti di un "disco volante" (in realtà un velivolo rivoluzionario a metà tra un elicottero ed un aereo tutt'ala) nel 1938 e di averne sentito poi parlare nel 1943. Le sue dichiarazioni, molto simili a quelle di Belluzzo, sarebbero state scritte e spedite prima della comparsa dell'articolo de "Il Giornale d'Italia". 

Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio: una grande illustrazione in cui un gruppo di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani! Il grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo durante i raid alleati su Schweinfurt del 1944 abbattendo 145 "superfortezze". Tale episodio non trova riscontro storico, ma potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento simile riportato prima da un quotidiano italiano del 1952 e poi dallo scrittore Renato Vesco. Gli articoli che apparvero sulla stampa tedesca nella primavera del 1950 (e negli anni immediatamente successivi, a partire dalla copertina a colori del tabloid "ZB Illustrierte" del dicembre 1950, che presentava un disco volante al di sopra di un gruppo di soldati tedeschi) erano permeati da una vena di patriottismo: i tedeschi erano gli inventori della meraviglia tecnologica di quei dischi volanti  che volavano indisturbati nei cieli di tutto il mondo.

Pochi giorni dopo la pubblicazione delle dichiarazioni di Giuseppe Belluzzo un quotidiano genovese[21] pubblicò un articolo in cui un tale Lino Saglioni confermava quelle dichiarazioni. In una lettera che aveva inviato al quotidiano "Il Giornale dell'Emilia" l'uomo affermava che i tedeschi avevano ricevuto dagli italiani i progetti per lo sviluppo della nuova arma discoidale e che avevano creato un apposito di centro di ricerca nel nord-est della Norvegia, non lontano dallo stabilimento dove veniva prodotta l'acqua pesante per le applicazioni atomiche. Saglioni sarebbe stato reclutato in un reparto speciale di commandos britannici destinato a sabotare quelle installazioni segrete, ma non partecipò all'operazione, che fallì con la morte di tutti soldati. Questi velivoli, dopo la guerra, sarebbero stati perfezionati dagli anglo-americani prima e dai russi poi, diventando i "dischi volanti" osservati nei cieli. Sebbene le dichiarazioni dell'uomo mostrano ambiguità e non hanno alcun riscontro storico, Renato Vesco fece sua questa storia e la usò per sviluppare le sue tesi in merito all'esistenza dei rivoluzionari caccia rotondi tedeschi "Kugelblitz" e "Feurball", progenitori dei dischi volanti. 



Altri inventori, solite storie 

Nel 1951 le storie di Belluzzo, Schriever e Saglioni furono riprese da un appassionato torinese di aviazione e missilistica, Alberto Fenoglio, sulla rivista di aeronautica "Ali". L'impatto di questo articolo fu marginale, vista la diffusione della rivista, ma contribuì ulteriormente a formare le tesi di Renato Vesco in tema di dischi volanti realizzati dagli inglesi sulla base di progetti segreti tedeschi.

L'anno successivo apparvero sulla scena nuovi personaggi. Le dichiarazioni di un certo Nils Christian Christensen, tedesco detenuto a Rio de Janeiro, furono pubblicate sulla stampa italiana il 15 maggio 1952[22], sulla base di un dispaccio di agenzia del giorno precedente. Christensen, il cui vero nome era Josef Jacob Johannes Starzicny, era stato il capo di uno dei due gruppi spionistici dell'Abwehr nazista in Brasile, durante la seconda guerra mondiale. In realtà, come indicato nel capitolo precedente, le sue dichiarazioni erano state pubblicate dalla stampa brasiliana già nel marzo 1950: probabilmente il rinnovato interesse per i dischi volanti nel Brasile di quel periodo fece riapparire la storia. L'uomo affermava di potere costruire un disco volante, in quanto la tecnologia era stata inventata durnate la guerra, a Stettino, dal "centro sulle armi segrete" della decima armata del Terzo Reich, durante gli anni 1939-1940 (precedenti la sua partenza per il Brasile e "in anticipo" rispetto alle date fornite dalle altre storie sui "dischi nazisti"). Il velivolo era teleguidato ed aveva eccezionali prestazioni, che lo rendevano un'arma ideale per il bombardamento e per la ricognizione. Presunte successive dichiarazioni dell'uomo[23], riprese dai giornali nel giugno e nel luglio successivo, modificarono alcuni dati ed aggiunsero che il disco era propulso da una serie di turboreattori posti lungo la circonferenza. Inoltre, gli avvistamenti di dischi volanti erano reali, in quanto una potenza vincitrice della guerra probabilmente aveva sviluppato il prototipo che era stato fatto volare con successo sopra il mar Baltico ed ora era in possesso di questa tecnologia avanzata. L'offerta di sviluppare per conto dei paesi occidentali quello che i Russi avevano già probabilmente fatto fu il tema principale di quasi tutti i pretesi inventori di quel periodo: il loro obiettivo era probabilmente quello di migliorare la loro posizione economica sfruttando la paura della minaccia sovietica e la promessa di fornire una super-tecnologia derivante da qualche segreto nazista, che poteva anche essere plausibile alla luce delle "meraviglie" realmente trovate tra i progetti germanici. La moglie di Starzicny scrisse nel giugno 1952 una lettera al capo di stato maggiore dell'aeronautica militare americana, ribadendo le affermazioni del marito e confermando la disponibilità del medesimo a realizzare in tre o quuatro mesi il progetto originale della "nave spaziale", se aiutato da altri tecnici. Secondo lei la situazione era urgente per il mondo libero occidentale: sottointendendo che i dischi visti nel mondo fossero russi, dichiarava che solo una "nave spaziale" poteva distruggerne un'altra.

Il quotidiano parigino France-Soir il 7 giugno 1952 pubblicò la storia di un ingegnere tedesco di nome Richard Miethe, secondo cui aveva lavorato al progetto di un "elicottero circolare" supersonico che sarebbe stato sperimentato nel 1944 sui cieli del mar Baltico. Miethe, che si sarebbe rifugiato a Tel Aviv dopo essere stato espulso dall'Egitto insieme ad un gruppo di scienziati missilistici tedeschi, affermava che tale arma era contraddistinta dalla sigla "V-7". Tale denominazione, in seguito, sarebbe diventata quasi sinonimo di "disco volante nazista", anche se in nessun testo storico od opera documentata sui progetti innovativi tedeschi esiste alcuna evidenza della sua esistenza. Il velivolo descritto da Miethe appariva piuttosto inverosimile, simile ad un "disco olimpionico", con un diametro di 42 metri ed addirittura dotato di 12 turbine a reazione collocate lungo un anello metallico che ruotava attorno ad una struttura centrale. Anche in questo caso le prestazioni erano eccezionali, seppure raggiunte dopo la morte di ben 18 piloti collaudatori: 21.000 chilometri di autonomia, grazie all'uso di un gas compresso a base d'elio. Le dichiarazioni di Miethe in alcuni punti risultavano molto simili a quelle di Christensen, incluso l'accenno al fatto che i Russi avrebbero catturato i motori del velivolo e tre ingegneri appartenenti al progetto. Ancora una volta, l'Unione Sovietica veniva indicata come la responsabile della comparsa dei dischi volanti, un argomento che ben si adattava ai timori dell'epoca.

Il 14 giugno France-Soir pubblicò un secondo articolo, in cui venivano forniti ulteriori dati e dettagli tecnici sulla macchina volante. Tra l'altro la cabina centrale pressurizzata avrebbe potuto ospitare tre membri d'quipaggio, ma il velivolo poteva essere anche guidato via radio o radar. Secondo il quotidiano, Miethe tre giorni dopo l'uscita del primo articolo sarebbe stato invitato da una grande azienda americana a recarsi negli Stati Uniti per riprodurre là la sua invenzione. Certo è che Miethe non è una figura storicamente accertata, se non per la sua presenza negli articoli di stampa successivi a quello di France-Soir: una fotografia presentata in un libro dell'inglese Tim Matthews[24] pretendeva di riprendere Miethe nel 1933, insieme ad altri giovani esperti tedeschi di missilistica, tra cui Werner von Braun. Nessun resoconto storico o biografico su von Braun fa riferimento ad alcun personaggio di nome Miethe. Matthews riferiva che la foto era stata fornita a Bill Rose da un tedesco che era stato uno degli ultimi piloti a lasciare l'aeroporto di Praga, dove Miethe stava sviluppando il velivolo discoidale insieme ad altri e da dove fuggì egli stesso nel maggio 1945. Bill Rose è un fotografo inglese appassionato di aeronautica ed autore di un libro dedicato a progetti di aerei circolari[25], con una sezione dedicata ai supposti progetti tedeschi della seconda guerra mondiale, perealtro senza fornire fonti. Nella seconda metà degli anni novanta pubblicò degli annunci su delle riviste aeronautiche per trovare testimonianze relative alle storie dei dischi nazisti. Venne così in contatto con quel tedesco, che gli riferì anche di essere a conoscenza del volo di test del disco di Miethe e dell'esistenza di uno o più film a 16 millimetri che avevano documentato l'esperimento. A Rose furono addirittura mostrati alcuni fotogrammi. L'intera storia, comunque, non era supportato da alcuna evidenza storica documentabile.

Le dichiarazioni di Miethe nacquero essenzialmente sulla stampa francese: dopo "France-Soir" apparvero anche sulla rivista "La Marche du Monde" e quindi su "C'est la Vie" del 7 agosto. Il 6 settembre il settimanale italiano "Il Tempo" presentò un articolo, praticamente ripreso da "France Soir", corredato da tre fotografie presentate come la prova del test in volo del disco tedesco sopra il Baltico, che sarebbe avvenuto il 14 aprile 1944. Le foto, molto probabilmente, erano artefatte e di tutt'altra origine. La stampa tedesca non rimase inerte davanti alla comparsa di questo nuovo filone:

Il settimanale Deutsche Illustrierte pubblicò un articolo intitolato "I dischi volanti un'invenzione tedesca" nell'ottobre 1952 in cui la storia di Schriever veniva riproposta con altro materiale: due diagrammi del disco, una sua foto in tenuta da aviatore, una sua foto con la famiglia e una lettera che affermava di essere una dichiarazione di interesse per la sua invenzione da parte di una nazione straniera. L'uomo raccontò però alcuni particolari diversi ed altri nuovi rispetto a quanto originariamente pubblicato da "Der Spiegel" nel 1950. La sua idea era nata nel 1941 per risolvere il problema della disponibilità di piste di atterraggio, fornendo la possibilità di decolli ed atterraggi verticali; un modello funzionante del velivolo era stato fatto volare il 3 giugno 1942 e un prototipo era stato realizzato verso la fine della guerra a Praga e lui stesso l'avrebbe pilotato (mentre in precedenza aveva detto che solo i progetti erano stati completati); i suoi progetti sarebbero stati rubati il 14 maggio 1945 mentre si trovava con la sua famiglia in Baviera.


Nuovi Pretendenti

George Klein


( KRISTALL 1/1950. Lusar mette insieme le storielle, crea il gruppo Schriever-Miethe-Habermohl-Bellonzo, miscelando le notizie di stampa. testimoni dal futuro: ricordi a posteriori di chi ha visto dischi nazi)


Gli improbabili progetti di Schriever e Miethe sono stati "avvallati" anche dal contattista svizzero Eduard Billy Meier, secondo quanto gli fu riferito dal suo amico extraterrestre Ptaah, il quale comunque affermò che nessun disco tedesco volò mai. [26]


Note e Fonti

  1. Da allora Romersa è stato citato in numerosi libri come testimone diretto dell'esistenza di una bomba atomica tedesca. Sia quest'ultima che quella descritta dal giornalista non trovano comunque alcun fondamento storico diretto. Stranamente, negli articoli di Romersa pubblicati su "Il Corriere della Sera" tra il 1944 ed il 1945 al suo ritorno dalla Germania non c'è assolutamente traccia di tale evento.
  2. Ducrocq, Albert (1947), Les armes secrètes allemandes. Paris: Berger-Levrault
  3. Szabò, Ladislas (1947). Hitler esta vivo. Buenos Aires: Editorial El Tabano
  4. Hauser, Heinrich (1946). Agarthi. In Amazing Stories 20(3)
  5. Caasy, Darius (1948). La distruzione del mondo? Hitler prepara .... Roma: Edizioni Rores
  6. McKale, Donald (1981). Hitler: The Survival Myth. Stein and Day
  7. Giornale dell'Emilia 24 settembre 1946; Corriere Lombardo 24 settembre 1946
  8. Durante l'ondata del 1947, in alcuni documenti dei militari americani si parla di voci secondo cui i russi avevano già allestito una flotta di bombardieri intercontinentali a reazione, basati sul progetto Ho XVIII dei fratelli Horten.
  9. E' molto probabile che una gran parte di tali voci fossero fatte circolare dai servizi di informazione dei paesi occidentali per alimentare la paura della potenza militare sovietica e quindi giustificare nuovi progetti. Per esempio, nel 1948 i servizi di informazione americani ricevettero la notizia che i russi avevano allestito una flotta di 1.800 bombardieri a reazione, basati sullo sviluppo del progetto tedesco Ho VIII.
  10. Kenn, Thomas (1999). Maury Island UFO: The Crisman Conspiracy, p. 53. Lilburn: IllumiNet Press
  11. Zunneck, Karl-Heinz (2001). Geheim-Technologien 2. Schleusingen: Amun Verlag
  12. L'idea che i dischi potessero essere astronavi, in particolare di origine marziana, era comunque già presente, seppure in modo relativamente marginale, sulla stampa americana che se ne occupò durante l'ondata del 1947.
  13. Il Mattino dell'Italia Centrale, 27 marzo 1950
  14. Corriere d'Informazione 29-30 marzo 1950; Il Giornale d'Italia 31 marzo 1950; La Sicilia 2 aprile 1950
  15. Scienza e Vita maggio 1951
  16. Volkszeitung 22 aprile 1950
  17. Neu Presse, 27 marzo 1950; Die Strasse 9 Aprile 1950
  18. Luftfahr. Untertassen. Sie fliegen aber doch. In Der Spiegel 30 marzo 1950
  19. Galveston Daily News 2 aprile 1951
  20. Flugkreisel, irdisch. In Heim und Welt 2 aprile 1950
  21. Il Nuovo Cittadino 5 aprile 1950
  22. Per esempio: La Sicilia, Il Secolo XIX e La Nazione Italiana del 15 maggio 1952
  23. Corriere d'Informazione 1-2 agosto 1952
  24. Matthews, Tim (1999). UFO Revelations. London: Blandford
  25. Rose, Bill &amp;amp;amp;amp;amp;amp; Buttler, Tony (2006). Secret project: flying saucer aircraft Hinckley: Midland Publishing
  26. F.I.G.U. Bulletin (6), Febbraio 1996
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