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UFO Nazisti la nascita del mito

Da WikiUFO.


[IN FASE DI STESURA]


Indice

Cosa sono

Per "UFO nazisti" si intendono i presunti progetti e velivoli a forma discoidale che sarebbero stati realizzati dai tedeschi sul finire della seconda guerra mondiale e, stando ad ulteriori, più recenti leggende, sviluppati al punto da diventare vere e proprie astronavi interplanetarie ed addirittura interstellari.

Le storie relative a tali argomenti si dividono in due filoni principali ed abbastanza diversi tra di loro, uno nato nel 1950, l'altro intorno ai primi anni ottanta del secolo ventesimo. In ogni caso non esiste alcun documentato fondamento storico, ma solo dichiarazioni di pretesi inventori (per il primo filone) e bizzarre elucubrazioni (per il secondo).



Le Origini del Mito

Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale i servizi segreti alleati ricevettero una grande quantità di segnalazioni frammentarie, per lo più delle voci, relative a nuove e fantastiche armi in corso di sviluppo da parte dei tedeschi. Una parte di esse si riferivano al reale sviluppo delle V-1 e V-2 o di altri sistemi d'arma, ma molte altre parlavano di fantastici armamenti che spesso sconfinavano nell'immaginario (missili giganteschi, bombe distruttrici di vario tipo, raggi della morte, ecc ...) e di cui non si ebbe poi alcuna traccia storica nei documenti conosciuti catturati alla fine delle ostilità.

A partire dai giorni immediatemente successivi all'armistizio sul fronte europeo e fin quasi alla fine degli anni quaranta, la stampa riportò molto frequentemente le notizie relative alla scoperta di progetti tedeschi di nuove armi segrete, soprattutto missili ed aerei a reazione, di concezione assolutamente avanzata. Furono pubblicate anche notizie, sempre presentate con una certa aurea di mistero, di armi che sembravano uscite da qualche fumetto di fantascienza: bombe congelanti, gas paralizzanti, raggi della morte, aerei da 10.000 miglia all'ora, enormi satelliti artificiali dotati di specchi per bruciare il nemico, e tanto altro ancora. Tra gli altri, il giornalista italiano Lugi Romersa sul settimanale "Oggi" riferì di essere stato testimone dell'esperimento, condotto nell'ottobre 1944 sull'isola baltica di Rugen, dell'esplosione di una fantomatica "bomba disgregatrice", molto simile negli effetti ad una bomba atomica[1]. Nel 1947 il divulgatore scientifico francese Albert Ducrocq pubblicò un libro interamente dedicato all'argomento delle armi segrete tedesche[2] (successivamente usato come fonte primaria da altri autori e giornalisti, anche italiani) dove accanto ad armamenti e progetti storicamente accertati ne venivano presentati altri che appartenevano probabilmente al regno della fantasia. Lo stesso anno un giornalista argentino pubblicò un libro[3] in cui si affermava che Hitler era scappato da Berlino e, con una fuga per mezzo di un convoglio di sottomarini di ultima generazione, si era rifugiato in Patagonia o in Antartide, portando con sè il meglio dei progetti più avanzati della tecnologia nazista.

Fin dall'immediato dopoguerra una serie di articoli giornalistici, racconti[4] e fumetti propagarono l'idea che Hitler fosse ancora vivo o che, quantomeno, i suoi scienziati fossero scappati in qualche località remota, da dove stavano mettendo a punto delle armi rivoluzionarie per conquistare il mondo. Un curioso libro che toccava questo argomento fu pubblicato in Italia nel 1948. [5] La letteratura prodotta da allora sul mito della sopravvivenza di Hitler, spesso legata ad una scienza mirabolante, è stata copiosa sia da parte di gruppi neo-nazisti, o a loro vicini, che da altre fonti. [6]

Il concetto complessivamente espresso era forte ed affascinante: la malvagia scienza nazista aveva prodotto delle meraviglie tecnologiche quasi incredibili, e forse ancora dell'altro. Ora questa tecnologia era stata catturata dagli Alleati (sopratutto gli Americani), ma anche dal nemico russo: il pericolo poteva venire da armi segrete sovietiche sviluppate sulla base di tecnologia nazista[7]. Nel corso degli anni della guerra fredda, soprattutto fino alla fine degli anni cinquanta, nei paesi occidentali girarono molte voci relative proprio ad improbabili quanto fantastiche armi russe, di cui poi non si ebbe alcuna traccia[8]. L'idea del disco volante come invenzione terrestre fu anche alla base del primo film dedicato ai dischi, "The Flying Saucer", girato nel 1949 ed uscito negli Stati Uniti il 5 gennaio 1950.

Durante l'ondata americana di avvistamenti di dischi volanti, nel 1947, una delle prime ipotesi fu proprio quella dell'arma segreta, amica o nemica. Alcuni militari temevano che i dischi potessero essere velivoli sovietici sviluppati sulla base di progetti nazisti, evidenziando come la forma degli oggetti visti da Arnold fosse molto simile a quella del prototipo di caccia a reazione Horten Ho 229. Anche Fred Crisman, uno dei protagonisti del controverso falso di Maury Island del 1947, dichiarò di "avere letto su una rivista" che i dischi potevano derivare da una tecnologia catturata ai tedeschi. [8]  In questo modo l'apparizione di velivoli misteriosi caratterizzati da forme e prestazioni fuori dal comune veniva messa in relazione con un immaginario altrettanto fuori dal comune: quello di una misteriosa tecnologia nazista su cui si favoleggiava ampiamente. Ad essa si attribuivano possibilità prima impensabili e la paradossale fascinazione del male nazista aumentava la credenza che eventi particolarmente strani potessero essere ricondotti all'uso di tale tecnologia.

Una curiosa notizia fu pubblicata da alcuni quotidiani il 14 maggio 1949: secondo alcuni ufficiali dell'aeronautica militare americana i dischi volanti erano macchine volanti che sfruttano il principio del giroscopio e provenivano dalla Spagna, dove si erano rifugiati degli scienziati nazisti e lo stesso Hitler.



Gli inventori dei dischi volanti

A partire dalla seconda metà del marzo 1950 in Italia ed in altre nazioni dei continenti europeo ed americano si verificò una grande ondata di avvistamenti UFO, la prima di tale portata a livello planetario. In questo clima di rinnovato interesse per i dischi volanti (che erano ancora in buona parte considerati come possibili armi segrete, visto che solo tra il dicembre 1949 ed il gennaio 1950 negli Stati Uniti un articolo di Donald Keyhoe sulla rivista "True" aveva popolarizzato, come credibile, la possibilità che si trattasse di veicoli spaziali extraterrestri[9]) nell'edizione del 24-25 marzo 1950 il quotidiano "Il Giornale d'Italia" pubblicò in prima pagina un articolo che probabilmente innescò la leggenda dei cosiddetti "dischi nazisti". L'ingegner Giuseppe Belluzzo (1876-1952), un esperto di fama mondiale nel settore delle turbine e detentore di numerosi brevetti, nonchè ex-parlamentare e ministro durante il periodo fascista, affermava che i dischi volanti erano lo sviluppo di un progetto originale italiano del 1942, successivamente passato ai tedeschi, i quali lo perfezionarono. Alla fine della guerra i progetti sarebbero stati catturati, probabilmente dai Russi, i quali avrebbero poi costruito quelli che i testimoni occasionali chiamavano "dischi volanti". L'articolo era accompagnato da un disegno tecnico e altri ne vennero pubblicati due giorni dopo su un altro quotidiano. [10] Sebbene le argomentazioni di Belluzzo sarebbero state smentite qualche giorno dopo dall'ex generale Ranza dell'aviazione italiana, l'intervista all'ingegnere fu distirbuita in Europa e negli Stati Uniti dal corrispondente romano dell'agenzia Associated Press e poi dalla INS (International News Service). Fu così che la storia dei dischi volanti come armi segrete italo-tedesche fu ripresa da molti quotidiani in diverse nazioni, Germania compresa [11]: dopotutto appariva una spiegazione accettabile, visto il contesto in cui nasceva, e sicuramente meno fantastica della possibile origine extraterrestre.

Fu proprio in Germania che il 30 marzo 1950 il popolare settimanale "Der Spiegel"[12] pubblicò un articolo che sarebbe diventato in cardine principale dell'intera leggenda. In esso si citavano le dichiarazioni di Belluzzo, ma, soprattutto, veniva intervistato Rudolph Schriever. Secondo l'uomo (presentato come un ingegnere aeronautico, ma che a quel tempo lavorava come autista per l'esercito americano), lui aveva progettato una sorta di "elicottero a reazione" di forma circolare, con vari motori a reazione collocati sotto le pale di un'enorme turbina al cui centro c'era la cabina di pilotaggio, capace di alzarsi in volo verticalmente e di prestazioni eccezionali. Il 15 aprile 1945, a Praga, il progetto era quasi pronto, ma dovette fuggire per l'avanzata dei russi, portando con sè sia una copia dei documenti che un modello del velivolo. Il 4 agosto 1948, però, progetti e modello gli furono rubati. Schriever riteneva che i progettisti che avevano lavorato con lui avessero realizzato la sua creatura per una potenza straniera (l'Unione Sovietica), dichiarandosi in grado di poterla riprodurre e farla volare. Per lui i "dischi volanti" erano reali e sapeva bene cosa erano.

Il tema di fondo delle affermazioni di Schriever è simile a quello che altri pretesi inventori dei dischi volanti che apparvero in Germania in quel periodo (sembrerebbe che uno di essi rilasciò delle dichiarazioni simili ad un quotidiano brasiliano, nel 1948): l'essere in grado di produrre dei velivoli con prestazioni avanzate, mettendosi a disposizione degli americani e conseguendo dei vantaggi economici in una situazione di vita difficile.

La notizia della supposta invenzione di Schriever fu ripresa numerose volte dalla stampa tedesca nei giorni successivi. Il 2 aprile il settimanale "Heim und Weilt"[13] riprese l'intervista all'uomo, aggiungendo tre illustrazioni che mostravano la "trottola volante" a terra e in volo. Ancora più fantastica la copertina del settimanle "Wochen Echo" del 21 maggio: una grande illustrazione in cui un gruppo di dischi volanti che emanavano fasci di luce abbattevano una squadriglia di bombardieri americani! Il grande titolo annunciava che i dischi tedeschi avevano compiuto un miracolo a Schweinfurt nel 1944, abbattendo 145 superfortezze. Tale episodio non trova riscontro storico, ma fu potrebbe essere stato l'ispiratore di un evento similare riportato prima da un quotidiano italiano del 1952 e poi dallo scrittore Renato Vesco.


(Heim un Welt 2 APrile su Schriever. testimoni dal futuro: ricordi a posteriori di chi ha visto dischi nazi)



Note e Fonti

  1. Da allora Romersa è stato citato in numerosi libri come testimone diretto dell'esistenza di una bomba atomica tedesca. Sia quest'ultima che quella descritta dal giornalista non trovano comunque alcun fondamento storico diretto. Stranamente, negli articoli di Romersa pubblicati su "Il Corriere della Sera" tra il 1944 ed il 1945 al suo ritorno dalla Germania non c'è assolutamente traccia di tale evento.
  2. Ducrocq, Albert (1947), Les armes secrètes allemandes. Paris: Berger-Levrault
  3. Szabò, Ladislas (1947). Hitler esta vivo. Buenos Aires: Editorial El Tabano
  4. Hauser, Heinrich (1946). Agarthi. In Amazing Stories 20(3)
  5. Caasy, Darius (1948). La distruzione del mondo? Hitler prepara .... Roma: Edizioni Rores
  6. McKale, Donald (1981). Hitler: The Survival Myth. Stein and Day
  7. Durante l'ondata del 1947, in alcuni documenti dei militari americani si parla di voci secondo cui i russi avevano già allestito una flotta di bombardieri intercontinentali a reazione, basati sul progetto Ho XVIII dei fratelli Horten.
  8. 8,0 8,1 E' molto probabile che una gran parte di tali voci fossero fatte circolare dai servizi di informazione dei paesi occidentali per alimentare la paura della potenza militare sovietica e quindi giustificare nuovi progetti. Per esempio, nel 1948 i servizi di informazione americani ricevettero la notizia che i russi avevano allestito una flotta di 1.800 bombardieri a reazione, basati sullo sviluppo del progetto tedesco Ho VIII.
  9. L'idea che i dischi potessero essere astronavi, in particolare di origine marziana, era comunque già presente, seppure in modo relativamente marginale, sulla stampa americana che se ne occupò durante l'ondata del 1947.
  10. Il Mattino dell'Italia Centrale, 27 marzo 1950
  11. Neu Presse, 27 marzo 1950
  12. Luftfahr. Untertassen. Sie fliegen aber doch. In Der Spiegel 30 marzo 1950
  13. Flugkreisel, irdisch. In Heim & Welt 2 Aprile 1950
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