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Hynek Josef Allen

Da WikiUFO.

Versione del 08:56, 21 ott 2008, autore: Giuseppe Stilo (discussione | contributi)
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Indice

Hynek, Josef Allen

Josef Allen Hynek (Chicago, 1° maggio 1910 - Scottsdale, 27 aprile 1986) è stato un astrofisico ed ufologo statunitense. E' lecito considerarlo uno dei maggiori esponenti dell'approccio scientifico ai fenomeni UFO.


Formazione e carriera universitaria

Hynek ottenne un Ph.D. in astrofisica nel 1935 all'Università di Chicago e subito dopo iniziò a lavorare a ricerche di spettroscopia stellare presso la facoltà di astronomia della Ohio State University. Dal 1950 al 1953 fu vice-decano della scuola post-laurea di quell'università.

Nel 1956 ottenne dallo Smithsonian Astrophysical Observatory di Harvard l'incarico di direttore associato del piano di formazione degli osservatori del progetto di inseguimento ottico dei futuri satelliti artificiali i primi lanci dei quali le autorità statunitensi stavano progettando. Fu in seguito a quest'incarico che Hynek organizzò il Project Moonwatch, il cui successo internazionale fra gli astrofili fu notevolissimo.

Nel 1960 lavorò al Project Stargazer dell'USAF, con il quale telescopi ottici furono collocati su palloni stratosferici di grandi dimensioni e, nello stesso anno, fu nominato preside del dipartimento di astronomia della della Northwestern University di Evanston, nell'Illinois.

Fu anche il periodo della più intensa produzione sia sul piano scientifico sia dell'alta divulgazione. Dapprima fu direttore dell'Osservatorio Dearborn dell'Università e, dal 1964, anche direttore del Lindheimer Astronomical Research Center.

Si ritirò dagli incarichi alla Northwestern University nel giugno 1978 per dedicarsi a tempo pieno alla ricerca sui fenomeni UFO.


La prima fase del coinvolgimento ufologico

Nella primavera del 1948, probabilmente perché la sua sede di lavoro era prossima a quella della base aerea Wright-Patterson di Dayton, nell'Ohio, presso la quale dall'inizio dell'anno aveva il suo ufficio il Progetto Blue Book dell'USAF, Hynek ottenne un contratto di consulenza da parte dell'Aeronautica militare il cui scopo era di cercare di trovare una spiegazione alle segnalazioni UFO raccolte, inviando poi a Dayton valutazioni e resoconti periodici dei suoi verdetti.

A quanto affermato in seguito più volte dallo stesso Hynek, il suo coinvolgimento iniziale nel problema UFO avvenne di malavoglia. In più, ad Hynek risultava palese che la gran parte delle segnalazioni potevano spiegarsi in termini convenzionali spesso senza soverchie difficoltà.

Tuttavia, già in questi primi anni Hynek si sarebbe trovato davanti a casi più complicati, ed egli stesso molti anni dopo sottolineerà con dispiacere di aver talora emesso opinioni non approfondite a sufficienza su un certo numero di episodi comunicatigli dal Progetto Blue Book.

Possono comunque indicarsi due documenti importanti per capire il percorso intellettuale che Hynek già allora stava compiendo.

Il primo di essi è costituito da un sondaggio che, nell'ambito del Progetto Stork dell'USAF - un sottoprogetto di studio degli UFO - egli intraprese in modo riservato fra il giugno ed il luglio del 1952 fra i suoi colleghi astronomi per cercare di capire quali convinzioni avessero sul fenomeno e - non ultimo - se loro stessi avessero fatto osservazioni secondo loro collegabili agli UFO.

Il campione non era statisticamente significativo. Ottenne infatti quarantaquattro risposte. Cinque astronomi descrissero in modo sommario i loro avvistamenti per una percentuale pari a circa l'11% dei rispondenti. Ciò che probabilmente colpì Hynek, tuttavia, è costituito dal fatto che queste cinque persone ammisero con lui forti riserve a presentare le loro esperienze osservative in sedi accademiche o in riviste scientifiche giacché ritenevano che la loro carriera avrebbe potuto risultarne danneggiata. Il testo completo del rapporto è leggibile in francese qui.

L'influenza di quest'esito su Hynek è rintracciabile in un secondo documento di questa fase. Si tratta di un articolo che egli pubblicò in una rivista di ottica. Oltre a presentare i termini reali del problema, l'astrofisico sottolineava che il timore del ridicolo - quello paventato l'anno prima dai suoi colleghi - non poteva aver luogo nel discorso scientifico, e faceva notare che "il flusso costante di rapporti spesso fatti in modo coincidente da osservatori attendibili solleva domande circa gli obblighi e la responsabilità scientifica" [1].

Nel complesso, però, la posizione professionale di Hynek e la stessa bassa qualità delle informazioni raccolte dall'USAF che gli venivano passate contribuirono a mantenere piuttosto modesto per tutti gli anni '50 il suo impegno sull'argomento[2].


La svolta degli anni '60. Il rapporto con J. Vallee e con J. McDonald

Sebbene di tanto in tanto qualche caso significativo tornasse a rimettere in discussione l'estrema prudenza di Hynek, fu il rapporto con alcune persone che, fra il 1962 ed il 1966, determinò un netto mutamento di posizione da parte dello studioso. Nel 1962 giunse negli Stati Uniti un giovane e brillante astrofisico francese, il ventitreenne Jacques F. Vallee, che si occupava degli UFO sin da quando era studente. Entrò in rapporto con Hynek e contribuì in modo rilevante a rimodellare i suoi punti di vista. L'emersione del risultato di questo processo fu l'introduzione scritta da Hynek per il secondo libro di Vallee, pubblicato nel 1966 insieme alla moglie Janine [3].

A parte le riflessioni condotte insieme ad altri colleghi, quali William T. Powers e Fred Beckman, altrettanto importante ed anche fonte di tensioni fu il breve ma intenso periodo di confronti che Hynek ebbe con il fisico atmosferico James E. McDonald. Numerosi particolari su di esso sono stati ricostruiti grazie ai diari tenuti in quegli anni da Vallee [4].

Dai primi del 1966 McDonald era diventato uno dei principali sostenitori pubblici americani della necessità che la scienza si occupasse dei fenomeni UFO. In quel momento Hynek era ancora consulente dell'USAF per gli avvistamenti ed era stato da poco coinvolto nelle polemiche relative ad un suo maldestro tentativo di spiegare una serie di avvistamenti verificatisi nel mese di marzo nel Michigan. Hynek aveva avanzato in una conferenza stampa sul posto, senza aver preso bene cognizione dei dettagli ed in un clima da psicosi ufologica, l'ipotesi che i fenomeni potessero esser dovuti a gas di palude, ossia ad emanazioni di metano incendiatosi. Non solo Hynek dovette subire sui quotidiani e nelle vignette satiriche dei periodici le ironie della stampa al riguardo, ma si scontrò con durezza con McDonald, che andò a trovarlo e lo accusò in termini piuttosto duri di esser venuto meno alla propria deontologia di scienziato. Il difficile scambio fra i due continuò ad intermittenza, ma le ricostruzioni più recenti tendono a mettere l'accento sul ruolo che esso ebbe sul definitivo cambiamento di posizione da parte di Hynek.

Il 5 aprile 1966, davanti alla Commissione per le Forze Armate della Camera dei Deputati, Hynek sostenne, nel corso di un'audizione sull'opportunità di uno studio scientifico del fenomeno, che "l'insieme dei dati raccolti... merita un esame attento da parte di un comitato di studiosi di scienze fisiche e di scienze umane" aggiungendo poi che la commissione avrebbe dovuto "avere l'incarico di esaminare il problema UFO in maniera critica al fine esplicito di stabilire se si tratta davvero di un problema di proporzioni rilevanti".

L'esito di quel processo fu la formazione della Commissione per lo studio scientifico degli UFO dell'Università del Colorado, più nota come Commissione Condon. Nelle sue vicende, peraltro, Hynek non sarà coinvolto in modo diretto, anche se pure lui contribuirà ad una forte critica dei suoi esiti e di quelli che ne ritenne i gravi difetti metodologici [5]. Gli anni 1966-69 furono per lui quelli dello studio intenso del fenomeno e della strutturazione del suo modo di concepire i dati del problema, lavoro che produrrà frutti che lo porteranno ad una notevole popolarità nella seconda metà del decennio successivo. 


Gli anni '70 ed il culmine della produzione di Hynek

Pure a causa della tragica scomparsa di McDonald, avvenuta nel giugno del 1971, Hynek si trovò ben presto ad occupare il proscenio dell'ufologia scientifica statunitense e non solo di essa.

Nel 1970, e più esattamente nel numero di gennaio-febbraio, Hynek presentò per la prima volta nella rivista inglese di ufologia "Flying Saucer Review" il sistema di classificazione delle osservazioni ufologiche a sei classi che, pur se in seguto indicato da vari studiosi nei suoi limiti e difficoltà e più volte modificato, da Hynek ha preso il nome ed è tuttora il metodo per la suddivisione degli avvistamenti più utilizzato (si veda la pagina: Sistema di Classificazione Hynek e derivati). Sempre lì figurava una seppur sommaria illustrazione del sistema di valutazione delle testimonianze poi noto come diagramma S-P.

Quello schema a sei classi (luci notturne, dischi diurni, osservazioni radar/visuali ed incontri ravvicinati del primo, del secondo e del terzo tipo) è il perno intorno al quale ruota il primo e più importante volume di Hynek, ossia "The UFO Experience: A Scientific Enquiry", pubblicato nel 1972 dalla Henry Regnery di Chicago, una delle più grandi case editrici degli Stati Uniti.

Il volume di Hynek s'incentra su tre direttrici: 1) la presentazione di un buon numero di casi non spiegati dopo indagini adeguate, appartenenti alle sei classi accennate, ossia quelli che Hynek definisce "i dati del problema"; 2) il tentativo di mostrare come le indagini condotte dall'USAF tra il 1948 ed il 1969 furono quasi del tutto prive di orientamento scientifico; 3) limiti e contraddizioni della Commissione Condon.

Hynek esprimeva inoltre la sua convinzione personale, poi diventata celebre, secondo la quale "quando arriverà la tanto attesa soluzione del problema UFO, credo che essa risulterà non solo un piccolo passo in avanti nel cammino della scienza, bensì un possente e del tutto inatteso salto quantistico".

E' da notare che le foto f. t. 9 e 10 di quel volume, che mostrano un fenomeno luminoso ripreso da un finestrino di un aereo di linea in volo, solo in seguito si rivelarono immagini dovute alla mano dello stesso Hynek[6].

L'accoglienza del libro fra il pubblico colto e le recensioni fra le riviste scientifiche furono positive, ma esse non fecero in alcun modo precipitare un interesse  quantitativamente degno di nota da parte di ricercatori e di istituzioni di studio. Ciò che impresse un'accelerazione alle attività di Hynek ed in specie al suo progetto di creazione di un'associazione privata di orientamento scientifico fu semmai la grande ondata americana di avvistamenti di fine estate e di inizio autunno del 1973. 

Nel corso dell'anno, a Chicago, Hynek fondò il "Center for UFO Studies" (CUFOS), che sarà per diversi anni il principale punto di riferimento per studiosi ed appassionati, non solo negli Stati Uniti.

Sotto la direzione di Hynek il CUFOS produsse alcuni dei risultati migliori dell'ufologia fra gli anni '70 e gli anni '80 del XX secolo. Nel 1976 ebbero inizio le pubblicazioni della rivista mensile "International UFO Reporter" e poi del fondamentale "Journal of UFO Studies", coadiuvato da un comitato di referaggio per la pubblicazione dei lavori.

Le inchieste sul campo assunsero carattere centrale nell'attività del CUFOS.

Fra il 1977 ed il 1978 Hynek acquistò una pur breve popolarità internazionale in specie a causa del compito di consulenza che il regista Steven Spielberg gli assegnò in occasione della realizzazione del film "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo" ("Close Encounters of the Third Kind", 1977), nel quale l'astrofisico compare pure in un cameo.

Il successo planetario del film si accompagnò in molte parti del mondo ad un picco d'interesse popolare per gli UFO. Non è da trascurare il fatto che tre mesi dopo l'uscita del film di Spielberg in Italia, avvenuta il 1° febbraio del 1978, Hynek giunse nel Paese su invito di una casa editrice fiorentina che pubblicava un mensile dedicato ad argomenti "insoliti" compresi gli UFO. Hynek tenne conferenze pubbliche di grande impatto, comparve nei telegiornali nazionali e nelle rubriche televisive ed in questo modo fornì una concreta seppur effimera legittimazione del ruolo scientifico e culturale dello studioso di fenomeni UFO, circostanza finora mai ripropostasi in quelle forme ed in quelle proporzioni.

Il viaggio di Hynek in Italia coincise con la traduzione del secondo libro scritto dall'americano, "The Hynek UFO Report" [7]. Fino a quel punto si trattava di uno dei pochi libri di livello culturalmente accettabile usciti da noi.

In realtà il libro, che ripresentava al pubblico, attualizzandoli, schemi, problemi e dati casistici del libro del '72, era in buona misura opera di una ghostwriter, ossia della studentessa in astronomia Elaine M. Hendry, a suo tempo moglie dell'astronomo Allan A. Hendry, il cui percorso s'intrecciò con quello di Hynek per cinque anni circa producendo risultati importanti. Hendry fu per più di quattro anni un dipendente a tempo pieno del CUFOS, e non a caso in quel periodo la produzione associativa toccò probabilmente il suo vertice.



Gli anni '80: segni di ripiegamento?

D'altro canto, Hynek aveva cominciato a palesare certi interessi per il paranormale che in realtà coltivava da tempo. Negli anni '70 l'astrofisico ed ufologo Jacques Vallee era diventato un sostenitore della cosiddetta "ipotesi parafisica" per gli UFO. E' plausibile che Vallee abbia esercitato una certa influenza anche sull'Hynek del periodo, come del resto emerge dal volume cofirmato "The Edge of Reality", pubblicato dalla Henry Regnery di Chicago nel 1975[8], libro che alla comparsa produsse delle riserve in coloro che consideravano Hynek l'araldo dell'approccio scientifico al fenomeno.

Non solo. Hynek fu sempre più assorbito da una delle sue principali preoccupazioni, ossia dal procacciamento di fonti di finanziamento significative per la ricerca ufologica. Probabilmente una delle controversie biografiche tuttora più aperte circa la sua azione complessiva è rappresentata proprio dal tentativo di trovare tali fonti in un benefattore europeo cui era legato un progetto di associazione internazionale, l'ICUFOR (International Center for UFO Research). Le relative promesse di un forte sostegno economico all'iniziativa nel 1984 indussero Hynek a dimettersi dalla presidenza del CUFOS ed a trasferirsi in Arizona, a Scottsdale, dove avrebbe dovuto esserci la sede dell'ICUFOR. L'astrofisico però si dissociò ben presto dall'operazione, poi dissoltasi nel giro di pochi anni, ritenendo che essa fosse motivata almeno in parte da posizioni culturali di tipo non strettamente scientifico e da motivi di genere commerciale.

In quegli anni, inoltre, una parte considerevole dell'attività di Hynek fu consumata in una serie di conferenze tenute in molte parti del mondo: dalla Gran Bretagna, al Brasile, all'Australia, ecc. Nel maggio del 1984 fu per una seconda volta in Italia, ma stavolta - pur confermando i rapporti con alcuni componenti del Centro Ufologico Nazionale - con un riscontro d'interesse pubblico nemmeno paragonabile a quello di sei anni prima.

Nella prima metà degli anni '80 collaborò allo sviluppo dell'UNICAT, il progetto di catalogo di casi non identificati ideato dall'ufologo statunitense Willy Smith che fu tra i primi ad applicare in modo intenso l'informatica all'ufologia.

Nel gennaio del 1985, infine, visitò la valle norvegese di Hessdalen, sede dal 1981 di fenomeni aerei insoliti localizzati in quell'area. Espresse particolare interesse per le osservazioni che vi si stavano svolgendo.

Agli inizi della primavera dello stesso anno gli fu diagnosticato un tumore cerebrale che, malgrado un intervento chirurgico subito a fine estate, lo condurrà alla morte, avvenuta presso lo Scottsdale Memorial Hospital.

Suo successore alla presidenza del CUFOS era già stato designato dallo stesso Hynek il fisico Mark Rodeghier. Dopo la sua scomparsa, in suo onore il nome dell'associazione fu mutato in "J. Allen Hynek Center for UFO Studies".

Fonti e note

  1. Hynek, Josef Allen (1953). Unusual Aerial Phenomena. Journal of the Optical Society of America. 43. Aprile. 311-314
  2. Clark, Jerome (1998). The UFO Encyclopedia. Volume I: A-K. Detroit: Omnigraphics. 529-533
  3. Vallee, Jacques & Vallee, Janine (1966). Challenge to Science: The UFO Enigma. Chicago: Henry Regnery Company
  4. Vallee, Jacques (1992). Forbidden Science: Journals 1957-1969. Berkeley: North Atlantic Books
  5. Hynek, Josef Allen (1969). The Condon Report and UFOs. Bulletin of the Atomic Scientist. 25(4). aprile. 39-42
  6. Non è chiaro dalle fonti disponibili se nel 1984 Hynek ritenne di essere stato testimone di un altro fenomeno UFO nel corso delle sue indagini sul campo dell'ondata che si stava verificando nella valle dell'Hudson, nello stato di New York
  7. Hynek, Josef Allen (1978). Rapporto sugli UFO. Milano: Mondadori
  8. trad. it.: Hynek, Josef Allen & Vallee, Jacques F. (1979). UFO: realtà di un fenomeno. Milano: Armenia